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I limiti di ogni livello di formazione
Da dove vengono i 18, i 30 e i 40 metri, e cosa significano i limiti che non sono la profondità
I numeri sono così conosciuti che quasi nessuno si chiede da dove vengano: diciotto metri, trenta, quaranta. Non stanno scritti in nessuna legge della fisica né in nessuna legge dello Stato. Sono accordi, e capire il criterio che c'è dietro vale più che memorizzare la cifra.
In questo articolo vedrai quale limite di profondità corrisponde a ogni livello e con quale logica è stato fissato, perché il limite ricreativo si ferma proprio a quaranta metri, e quali sono gli altri tre limiti (tetto, decompressione e condizioni) che contano quanto o più della profondità e che quasi nessuno recita a memoria.
Un subacqueo che conosce solo il numero del proprio livello può essere entro la propria profondità e completamente fuori dalla propria formazione allo stesso tempo, che è esattamente come accadono gli incidenti evitabili.
La scala della profondità
Tre gradini, ciascuno con un criterio diverso.
I nomi cambiano a seconda dell'agenzia, ma la struttura è comune a tutta l'immersione ricreativa perché risponde agli stessi standard internazionali, come spiega l'articolo sul riconoscimento tra agenzie.
Livello base: 18 metri
Il primo livello autonomo (Open Water Diver o il suo equivalente in ogni agenzia) si colloca a diciotto metri. Il criterio non è che a diciannove succeda qualcosa: è che entro questa fascia il tempo senza soste è ampio, la narcosi è praticamente irrilevante, il consumo di gas è ancora gestibile e un'emergenza si risolve con una risalita diretta ragionevole.
È la profondità alla quale un subacqueo appena formato può commettere un errore e avere ancora margine. Quel margine è il vero contenuto del limite.
I programmi junior per minorenni hanno limiti più restrittivi e supervisione obbligatoria, con la profondità ridotta nelle fasce d'età più basse e ampliata con l'aumentare dell'età. Le condizioni specifiche variano a seconda dell'agenzia.
Livello avanzato: 30 metri
Il secondo gradino porta a trenta metri, di solito dopo un'immersione profonda di adattamento con un istruttore. Tra diciotto e trenta metri cambiano tre cose contemporaneamente: il tempo senza soste si accorcia parecchio, la narcosi comincia a essere percepibile e il consumo aumenta in modo notevole.
Per questo il salto non riguarda solo il permesso ma la gestione: a trenta metri l'immersione si pianifica in modo diverso, con più attenzione al gas e meno tempo disponibile di quanto suggerisca l'intuito.
Limite ricreativo: 40 metri
I quaranta metri sono il tetto dell'immersione ricreativa ad aria, e si raggiungono con una specialità di immersione profonda. Non è una cifra arbitraria: al di sotto, la narcosi diventa significativa per la maggior parte delle persone, il tempo senza soste si riduce a pochi minuti e il consumo è così alto che la riserva di gas smette di dare margine per risolvere problemi.
Superato quel punto, continuare a scendere ad aria smette di essere ragionevole e serve cambiare strumento: miscele con elio, ridondanza del gas e formazione tecnica, come dettagliano gli articoli sull'immersione profonda e sul trimix.
Vale la pena dirlo con chiarezza: il limite ricreativo non è una raccomandazione prudente che i subacquei esperti si permettono di scavalcare. È il punto in cui l'aria compressa smette di essere il gas adatto.
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