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L'embolia gassosa arteriosa: la lesione che inizia con un respiro trattenuto
Perché la prima regola dell'immersione è non smettere mai di respirare
Tra tutte le regole dell'immersione, ce n'è una sola che non ammette sfumature, eccezioni o valutazioni personali: non smettere mai di respirare. Il motivo è che bastano pochi metri di risalita con le vie aeree chiuse per provocare la lesione più rapida e più grave della disciplina.
In questo articolo vedrai come l'espansione del gas lacera il tessuto polmonare, quali quattro quadri distinti può produrre questa sovradistensione, come si presenta l'embolia gassosa arteriosa all'arrivo in superficie, in cosa si differenzia dalla malattia da decompressione e perché la sua prevenzione è quasi interamente una questione tecnica.
È la lesione da immersione che lascia meno margine di tempo: si manifesta in pochi minuti e può mettere immediatamente a rischio la vita. È anche, nella stragrande maggioranza dei casi, evitabile con un comportamento insegnato fin dal primo giorno di corso. Questo articolo è materiale didattico: non sostituisce la formazione specifica in primo soccorso subacqueo né il giudizio medico, e in caso di sospetto la condotta corretta è attivare il soccorso e rivolgersi a un servizio di medicina iperbarica.
La legge di Boyle contro il polmone
Il meccanismo non ha nulla di sofisticato, ed è proprio questo l'aspetto inquietante.
Sott'acqua respiri gas alla pressione ambiente. Se a dieci metri riempi i polmoni e risali in superficie senza espirare, quel gas raddoppia il proprio volume per effetto della legge di Boyle, come hai visto nell'articolo sulle leggi dei gas. Il polmone è elastico, ma la sua elasticità ha un limite, e quando la pressione interna supera quanto il tessuto può tollerare, gli alveoli si rompono.
Il dato più sorprendente è la scala. Non serve un'immersione profonda: le variazioni relative di pressione sono maggiori vicino alla superficie, ed è per questo che una sovradistensione polmonare può prodursi risalendo di pochi metri con le vie aeree chiuse. Il tratto finale della risalita, quello che sembra innocuo, è proprio il più impegnativo.
Ci sono due modi per arrivarci. Il primo è trattenere volontariamente il respiro, cosa che avviene quasi sempre in modo riflesso: durante una risalita rapida non pianificata, di fronte a uno spavento, perdendo l'erogatore, o durante un esercizio eseguito male. Il secondo è l'intrappolamento d'aria: una zona del polmone che, per una condizione respiratoria preesistente o per un'ostruzione localizzata, non svuota il proprio gas allo stesso ritmo del resto anche se la persona respira normalmente.
Quando l'alveolo si rompe, il gas fuoriesce verso il percorso che trova, e quel percorso determina quale dei quattro quadri possibili si produce.
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