Principiante 8 minuti
L'esplorazione degli abissi: scendere dove nessuno può immergersi
Batisfere, batiscafi, sommergibili e robot, e quanto resta ancora da esplorare
Un subacqueo ricreativo arriva a quaranta metri. Un sommozzatore da saturazione, a qualche centinaio. La profondità media dell'oceano supera i tremila metri, e il suo punto più profondo va oltre i diecimila. Per quasi tutto l'oceano, immergersi non è un'opzione: bisogna entrare dentro qualcosa.
In questo articolo vedrai come è stata esplorata la parte dell'oceano dove non ci si può immergere, dalle prime sfere appese a un cavo fino ai robot di oggi, quali scoperte hanno cambiato la nostra idea della vita, e quanto resta ancora da osservare.
È il contesto che dà scala a tutto il resto di questa enciclopedia: l'immersione occupa una fascia sottilissima della colonna d'acqua, e ciò che sta sotto è conosciuto molto peggio della superficie di altri pianeti.
Le prime sfere
La prima vera soluzione per scendere davvero non fu tentare di respirare il gas esterno: una sfera d'acciaio a pressione interna atmosferica, appesa a un cavo da una nave. Negli anni Trenta, la batisfera di William Beebe e Otis Barton scese oltre i novecento metri con due persone a bordo.
Le osservazioni di quelle discese furono sorprendenti per l'epoca: abbondante bioluminescenza, organismi sconosciuti e la conferma che la zona priva di luce era densamente abitata, cosa che il campionamento con le reti non era riuscito a mostrare.
Il problema del cavo è evidente: la sfera non può muoversi né scendere più di quanto il cavo stesso possa reggere. La soluzione arrivò con il batiscafo, un veicolo con galleggiabilità propria basato su un galleggiante pieno di un liquido meno denso dell'acqua e su zavorra sganciabile.
Nel 1960 il batiscafo Trieste, con Jacques Piccard e Don Walsh a bordo, raggiunse il fondo della fossa delle Marianne, oltre i diecimila metri. Fu il punto più profondo mai raggiunto da esseri umani, e non sarebbe stato ripetuto per decenni.
Quella discesa risolse una domanda ancora aperta: sì, c'è vita nel punto più profondo dell'oceano. La pressione, lì, supera le mille atmosfere.
Continua a leggere con l'accesso completo
Questo articolo fa parte dell'Enciclopedia completa. Con una donazione a partire da 10 USD sblocchi tutti gli articoli, tutte le foto delle specie e l'app scaricabile, e aiuti a sostenere il progetto Scuba Sign Paperless Diving Community.